lunedì 18 maggio 2015

Video presentazione "Lamento della Medusa"


venerdì 8 maggio 2015


BREVE CRONACA DI UNA PRESENTAZIONE







E' una giornata nebbiosa, insolita per il mese di maggio.

Sono le prime ore del pomeriggio e sono impegnata a scegliere il look più adatto alle circostanze con prove e riprove davanti allo specchio, infastidita dall'effetto crespo che l'umidità causa ai miei capelli appena lisciati dal parrucchiere.

Finalmente pronta vado a Ravenna e alla libreria Feltrinelli dove si terrà la presentazione del mio terzo libro: Il lamento della medusa.

Sono tranquilla e non ho aspettative.

Il relatore che mi accompagna è il mio editore Giovanni Fabiano a cui mi “aggrapperò”, in caso di impasse.

Ovviamente glielo dico e lui, sicuro, mi toglie ogni dubbio in merito.

Mi accoglie una calda atmosfera colorata e l'intenso odore di stampa accarezza le mie narici col suo profumo particolare.

La gerente mi avverte immediatamente che c'è stato un disguido con il giornale – Il RESTO DEL CARLINO-, l'annuncio dell'avvenimento non è stato pubblicato.

La ragione è ignota... cominciamo bene, penso.

La saletta che mi ospita, al piano superiore, è predisposta per accogliere una ventina di persone, sedute, nel caso servissero altre sedie...

Alle 18 l'avviso dell'inizio della presentazione.

Ci sono poche persone; gli amici che non hanno ancora letto il mio libro.

Aspettiamo eventuali ritardatari per dieci minuti e poi si comincia.

L'editore ha preso la parola e ha introdotto quella che è stata una piacevole conversazione “in famiglia”.

Nessun imbarazzo da parte mia che dopo qualche minuto mi sono lanciata a parlare di me e del mio libro notando un palese interesse da parte dei presenti.

Me la sarei cavata bene anche con una platea più numerosa, mi sono detta, ma tant'è...

Non avrei mai creduto di parlare di più del mio editore che in quanto a eloquio non difetta, anzi!

Esperienza interessante anche se non remunerativa, almeno per lui.

La pubblicità è l'anima del commercio o la cultura è un optional?

Sembra una domanda di Marzullo, ma delle due l'una.

In poche parole; un autore deve darsi da fare per farsi conoscere o non serve, se nessuno legge?

Per chiudere voglio scrivere i versi che mi ha dedicato una collega, Allie Walker.

Li ho letti ai presenti e li ripeto qui.

Troppo belli!






Della poesia
Oggi ho bisogno di poesia che strappi e laceri la mia anima, che ustioni il mio cuore, che mi faccia sentire ancora, che mi faccia volare, senza gravità, al di là di stelle, della vita dell'universo intero. Oggi ho bisogno di poesia per ricordarmi chi sono.
A.W.























giovedì 7 maggio 2015

Così parla ALLIE WALKER di "IL LAMENTO DELLA MEDUSA"

Mi fa sempre piacere quando una c...ollega espone al pubblico il frutto del proprio intelletto, perché credo che la miglior cosa che si possa fare di un proprio libro è quello di raccontarlo alla gente guardandola negli occhi.
Negli occhi puoi leggere le emozioni, puoi cogliere la gioia oppure la tristezza, oppure veder scendere quella lacrima, frutto di un addio come quello che recita Anna in una delle sue poesie. Ed è così dolce quella poesia tanto quanto l’amaro del racconto che segue: sepolta viva. Un racconto triste, a tratti surreale, una prosa asciutta, ma essenziale per comprendere tutto il senso di terrore della vittima.
Ogni poesia fa da incipit a un racconto. E ogni volta non sai cosa aspettarti. Il nero, le ombre, i lamenti, il buio della notte, il dolore, il tradimento e persino l’amore… tutti elementi dipinti con quel velo di noir che non è mai scontato e banale, anche se spesso surreale, ed esprimono o evocano il mondo dell’inconscio e della vita interiore.
Una raccolta da leggere circondati dal silenzio, in modo da immaginare quei suoni del noir che l’autrice ci “mostra”, per poi chiudere gli occhi e vedere dietro le palpebre chiuse le storie che ha narrato con uno stile quasi impeccabile per il genere che tratta, sporcato appena da tratti di prosa poetica che rendono il narrare quasi una lirica.
Non voglio dilungarmi oltre, ma voglio regalare ad Anna qualche mio verso, in modo da augurarle (si dice? Non porta sfortuna, vero!?) tutto il bene di questo mondo e tanti giorni come questi.


Della poesia
Oggi ho bisogno di poesia che strappi e laceri la mia anima, che ustioni il mio cuore, che mi faccia sentire ancora, che mi faccia volare, senza gravità, al di là di stelle, della vita dell'universo intero. Oggi ho bisogno di poesia per ricordarmi chi sono.
A.W.

sabato 25 aprile 2015

STILE e tecica del pittore olandese VERMEER

 



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Il confronto tra pittura e fotografia, due modi di fare arte.

di Anna Cibotti
Vermeer era in grado di ottenere colori trasparenti applicando sulle tele il colore a punti piccoli e ravvicinati, tecnica nota come pointillé, da non confondere con il pointillisme. La sua tecnica punta ad una resa più vivida possibile, con effetti, soprattutto di colore, che egli ricerca con un interesse quasi scientifico, considerando il soggetto una sorta di espediente: “le pitture di Vermeer sono vere nature morte con esseri umani”.
Non ci sono disegni attribuibili con certezza all’artista e i suoi quadri presentano pochi indizi dei suoi metodi preparatori.
Nel libro Il segreto svelato, il noto pittore inglese David Hockney, rifacendosi ai numerosi studi sull’utilizzo di strumenti ottici nella Pittura fiamminga, sostiene che Vermeer, come molti altri pittori della sua epoca, facesse largo uso della camera oscura per definire l’esatta fisionomia dei personaggi raffigurati e la precisa posizione degli oggetti nella composizione dei dipinti. Secondo la “tesi Hockney-Falco” (dal nome del pittore inglese e del fisico americano Charles M. Falco, che l’hanno resa celebre), l’utilizzo di questo strumento ottico giustificherebbe ampiamente la mancanza di disegni preparatori precedenti ai dipinti di straordinaria precisione “fotografica” e fisiognomica di molti artisti fiamminghi, come Van Eyck, e successivamente di epoca barocca, come Caravaggio o Velázquez, ed appunto dello stesso artista olandese. Ma soprattutto, secondo tale tesi, l’uso della “camera oscura” spiegherebbe anche alcuni dei sorprendenti effetti di luce dei quadri di Vermeer, in particolare i curiosi effetti “fuori fuoco” che si riscontrano in taluni dei suoi capolavori, dove alcuni particolari sono perfettamente a fuoco ed altri no, con un tipico effetto riscontrabile nella moderna tecnica fotografica.
L’estrema vividezza e qualità dei colori nei dipinti di Vermeer, tuttora riscontrabile, è dovuta alla grande cura posta dall’artista nella preparazione dei colori ad olio e nell’estrema ricercatezza dei migliori pigmenti rintracciabili all’epoca. Esempio di tale qualità è il largo uso che Vermeer fece del costosissimo blu oltremare, ottenuto dal lapislazzuli, utilizzato in tutti i suoi dipinti non solo in purezza, ma anche per ottenere sfumature di colore intermedie. Non rinunciò ad usare questo pigmento dal costo proibitivo anche negli anni in cui versava in pessime condizioni economiche.
Nelle sue opere è dunque presente una eccezionale unità atmosferica. “La vita silenziosa delle cose appare riflessa entro uno specchio terso; dal diffondersi della luce negli interni attraverso finestre socchiuse, dal gioco dei riflessi, dagli effetti di trasparenze, di penombre, di controluce…”

venerdì 20 marzo 2015

I miei racconti per voi

http://settegiornidifollie.altervista.org/page/2/?s=Anna+Cibotti
http://settegiornidifollie.altervista.org/page/3/?s=Anna+Cibotti
http://settegiornidifollie.altervista.org/page/4/?s=Anna+Cibotti

Lavorare in rianimazione Andrea Leonelli

http://www.nurse24.it/lavorare-in-rianimazione-un-bellissimo-inferno/

La banalità del male genera i suoi mostri

“La banalità del mare genera i suoi mostri” recensione di Marina Atzori
Di mary il 4 marzo 2015
Formato: Copertina flessibile
Il lamento della medusa è un ...libro fatto di racconti, di storie misteriose, di protagonisti, scritto veramente come si deve. Anna Cibotti è un’autrice che merita un riflettore puntato sul suo lavoro. La sua è una capacità senza dubbio rara: riesce a creare uno spazio intimo, personale da condividere in maniera incondizionata con il lettore. Il suo è uno stile puro, commovente, limpido come uno specchio d’acqua.
I racconti che mi sono piaciuti di più sono: Il lamento della Medusa, Il sogno di Kemal, L’artista. Consiglio questo libro a quel lettore che vuol appassionarsi a più storie e vuol rimanere coinvolto da ciascuna di esse. Complice della buona riuscita di questo manoscritto è anche l’alone di mistero che ruota attorno ad ogni storia. Molto soddisfatta. Da leggere!